Comitato
di Informazioni
ed Iniziative per
la Pace
Ambasciatore
Umberto Vattani Segretario Generale Ministero degli Affari Esteri
Signor
Ambasciatore
Umberto Vattani
Segretario Generale
Ministero degli Affari Esteri
La Farnesina - Roma
Fax: 06-36914246
Illustre
Ambasciatore,
con riferimento al nostro progetto per uniniziativa di pace nellAfrica
sub-sahariana, abbiamo tenuto conto delle Sue preziose indicazioni e
ridiscusso il progetto in una riunione di lavoro con De Mistura, Incisa
di Camerana, Toscano e Vecchi.
Abbiamo anche preso buona nota del rapporto del 20 agosto 2000 presentato
alle Nazioni Unite dal Segretario Generale, dove si afferma che per
costruire la pace sono necessarie profonde sinergie tra la componente
militare e una robusta ed articolata struttura civile che, partendo
dalla polizia, includa la capacità di assistenza sanitaria, istruzione,
sviluppo economico, in un complesso omogeneo e coordinato.
Prendendo spunto da questa conclusione, suggeriamo al governo italiano
la possibilità di un sondaggio tra i paesi amici ed alleati,
particolarmente interessati allAfrica, per saggiare la disponibilità
ad uniniziativa che dovrebbe avere carattere sperimentale e perciò
essere limitata per ora ad un solo paese dellAfrica sub-sahariana.
Forse, se le cose procedono come si spera, si potrebbe pensare alla
Somalia. Naturalmente liniziativa dovrà essere portata
a conoscenza del Segretario Generale dellONU.
Si dovrebbe costituire unéquipe di professionisti nei vari
campi. Anzitutto un contingente militare di elevato livello addestrativo
e ottimamente equipaggiato, in grado di poter ripristinare le condizioni
minime di ordine e di pace. Altrettanto dicasi per una forza di polizia
civile.
Per avviare il rilancio politico, economico e sociale léquipe
dovrà disporre di personale esperto nei vari settori di intervento.
Si dovrebbe privilegiare chi già opera sul posto, opportunamente
addestrato, rendendo così loperazione più accettabile
dalla popolazione. Perciò si dovrà porre particolare cura
nella selezione del personale, anche sotto il profilo della nazionalità.
Per la ricostruzione istituzionale e la democratizzazione, si potrebbe
pensare a personale addestrato dallOSCE.
Per quanto riguarda lo sviluppo economico, sarà bene non ripetere
lerrore di finanziare lo sviluppo tramite le strutture governative,
spesso poco affidabili. Si potrebbe invece procedere per due canali.:
- La famiglia, secondo la tecnica ormai collaudata del microcredito.
- I villaggi, che sono la struttura di base di tante realtà africane,
di cui costituiscono la principale ossatura sociale ed economica.
Ad essi dovranno essere finalizzate le iniziative strutturali nel campo
dellagricoltura, della sanità, delligiene, dellistruzione.
Infine, è auspicabile la diffusione -dove possibile- dellinformatica,
che può colmare più celermente i troppi ritardi.
Per il finanziamento, in aggiunta ai fondi già disponibili, si
possono ipotizzare le seguenti possibilità:
- Il recupero dei fondi non utilizzati ai fini dello sviluppo presso
enti internazionali e dicasteri nazionali.
- Nelle trattative per la soppressione o riduzione del debito ai paesi
in via di sviluppo si potrebbe prevedere una modesta percentuale (ad
esempio dell1%) da parte dei paesi debitori e creditori.
In attesa di un Suo autorevole parere, Le inviamo i più cordiali
ossequi
(Avv.
Franco Ligi)
