Comitato
di Informazioni
ed Iniziative per
la Pace
Governare
la Finanza Globale
.1.
La libera circolazione di capitali è unesigenza del mercato
globale che ha avuto anche effetti benefici perché ha reso più
ampia e rapida la diffusione dello sviluppo economico. Il problema che
si pone non è dunque abolire o soffocare questa circolazione,
ma eliminarne gli aspetti patologici.
Non è solo unesigenza etica, anche se ad essa anzitutto
ci si deve richiamare. Altrettanto importanti però sono le esigenze
della finanza, della giustizia, della politica e delleconomia.
Da un punto di vista finanziario si tratta di cominciare a restituire
la valuta alla sua funzione naturale; oggi oltre il 90% serve a un gioco
speculativo. Gioco ad alto rischio che non riguarda solo gli operatori
finanziari ma gli Stati, le imprese, i lavoratori, i risparmiatori,
i cittadini tutti che, senza avere scelto questo rischio, possono essere
coinvolti, come vittime passive.
Queste considerazioni impongono il ripristino di un normale gioco finanziario
anche per evidenti esigenze di giustizia. La speculazione del mordi
e fuggi può fruttare in pochi giorni immensi profitti,
lasciando sul campo fallimenti, disoccupazione, risparmi polverizzati.
Un panorama di miseria destinato a durare a lungo.
Altro aspetto contrario a giustizia è lintervento tardivo
e maldestro- delle istituzioni internazionali finanziarie che cercano
di tamponare i danni fatti dai privati operatori col denaro pubblico;
e non è giusto che il denaro dei contribuenti serva a ridurre
i danni provocati da privati operatori che non rispondono di nulla.
A queste esigenze etiche, finanziarie e di giustizia, di così
vaste proporzioni, non può rimanere indifferente la politica.
Anzitutto per linteresse allo sviluppo, alla stabilità
e alla pace, che certo non si giova di queste improvvise e drammatiche
tensioni.
Gli stati e le unioni di stato governano la finanza al loro interno,
tramite le banche centrali, e non possono abdicare a tale funzione di
interesse generale solo perché il fenomeno travalica i confini.
Il mercato globale richiede perciò una politica globale, da attuare
con accordi e istituzioni internazionali.
E stato ampiamente dimostrato che le vecchie istituzioni, create
in circostanze diverse, sono inadeguate a tale funzione e a volte finiscono
persino per aumentare i danni.
2.
Cè poi lesigenza di tutela delleconomia. La
valuta che ne costituisce il naturale carburante, per colpa di tali
distorsioni, rischia di soffocarla. Basti accennare solo ad alcuni aspetti.
Una fisiologica stabilità della valuta è necessaria alle
imprese per i preventivi e la progettazione internazionale e per non
alterare la vita dei contratti con brusche alterazioni valutarie.
Il gioco valutario speculativo ha coinvolto, in misura crescente, banche,
risparmiatori, capitalisti privati (e non solo). Si preferisce il rischio
minore e breve e il profitto assai maggiore delle operazioni speculative
al rischio ben più forte e più lungo dellimpresa.
Questa è unaltra distorsione di grandi proporzioni, che
sottraendo risorse alla produzione è anche causa di minore occupazione.
I mercati più gravemente colpiti sono quelli dei paesi in via
di sviluppo che, appena cominciato ad assaggiare un certo benessere,
possono essere ridotti in pochi giorni in condizioni rovinose. Sono
innegabili le corresponsabilità locali per inesperienza, corruzione
ecc., ma è certo che lintervento speculativo è determinante
per la catastrofe.
Dunque si può ben dire che gli anomali flussi valutari sono laspetto
patologico più grave del mercato globale.
E però un errore ritenere che questo fenomeno riguardi
solo i paesi in via di sviluppo.
Nellestate del 1992 la speculazione ha colpito duramente lItalia
e la Gran Bretagna, ha mandato in frantumi il sistema monetario europeo
e ritardato per anni ladozione delleuro. La crisi asiatica
ha toccato lEuropa centro-orientale e lambito i mercati occidentali.
Leffetto di rapido contagio delle borse, lemotività
degli investitori -alimentata da stampa e TV- le dimensioni gigantesche
del fenomeno, non possono lasciar tranquillo nessuno.
Sono tutte circostanze che rendono credibile il ripetuto allarme di
alcuni grandi investitori quali, ad esempio, Soros uno dei più
noti ed esperti operatori finanziari- i quali temono una catastrofe
finanziaria ed economica mondiale e invocano un regolamento.
3.
Certo la soluzione del problema presenta difficoltà serie e molteplici.
Anzitutto la novità, le dimensioni del fenomeno e il suo quasi
inafferrabile dinamismo. Manca una pressione dellopinione pubblica,
che conosce poco e male il problema ed è comunque indifferente
alla sua soluzione.
Dopo il crollo delle ideologie, sussistono fanatismi e integralismi
di vario genere e tra questi i fanatici del liberismo, convinti che
luomo nella piena libertà trovi le soluzioni giuste e perciò
diffidano di ogni forma di regolamento, senza considerare che la libertà
senza regole diventa anarchia: cioè la fine della libertà.
La situazione paradossale attuale è che tutti i fatti economici
sono regolati da leggi ed accordi internazionali, mentre la valuta,
da cui dipende ogni iniziativa economica, non è regolata da nulla.
Infine molti politici hanno una sorta di rigetto nei confronti di un
problema difficile, che richiede uno sforzo di creatività per
il quale il contributo degli esperti è scarso.
Dal 1992, quando la speculazione ha colpito lEuropa, sino al 1998
non se ne è parlato affatto in sede politica; da un po
di tempo se ne è cominciato a parlare, ma forse ancora sfugge
lurgenza e la gravità di un problema che dovrebbe essere
considerato prioritario e sul quale si dovrebbero misurare le migliori
energie pensanti, alla luce di criteri non solo economici, in un quadro
etico e politico.
4.
Il COMIN non ha vocazione tecnica specifica e nel massimo rispetto per
le dottrine correnti e per gli approfondimenti scientifici sul tema,
propone alcuni spunti di riflessione che possono costituire un riferimento
in un argomento complesso e dalle molteplici implicazioni.
Il mercato internazionale, da tutti invocato, per esistere e perché
sia accessibile da parte di tutti gli operatori, senza privilegi per
nessuno, ha bisogno di tre cardini fondamentali:
a) Alcuni principi regolatori;
b) unautorità riconosciuta;
c) un criterio cogente.
a) Per quanto riguarda i principi, senza voler proporre alcunché
di rivoluzionario, per non generare contraccolpi anche psicologici con
effetti di rigetto, si vorrebbero riproporre quelli già sostenuti
dal FMI e ripresi successivamente dal G7, in termini di trasparenza.
Gli operatori internazionali devono essere registrati presso unorganizzazione
riconosciuta come, per esempio, la Banca dei Regolamenti Internazionali
di Ginevra. In quelloccasione andrebbe anche dichiarata e accertata
la consistenza patrimoniale delloperatore, in relazione allentità
delle operazioni da intraprendere.
Altro principio concerne il coinvolgimento dei privati nelle perdite.
La trasparenza richiede che anche il cliente finale sia a conoscenza
delle operazioni che loperatore va ad intraprendere sui mercati.
Se ne possono ottenere lauti profitti, ma anche perdite consistenti
e su queste non si deve invocare la tutela pubblica.
Lo sviluppo esulerebbe, in parte, dal tema in questione, ma certo secondo
quanto sottolinea il FMI- quanto più un paese o un mercato sono
sottosviluppati, tanto più sono esposti alle chimere dei volumi
dei traffici internazionali. Sviluppo è anche, comunque, interessamento
al mercato, non solo
attività predatoria, con implicazioni culturali, sociali, di
tutela ambientale. Gli operatori internazionali andrebbero sensibilizzati
in questo senso, anche con iniziative obbligatorie.
b) Lautorità riconosciuta va ricercata o in unorganizzazione
esistente, come la menzionata Banca dei Regolamenti Internazionali di
Ginevra o lo stesso FMI, oppure in un organismo apposito da costituire.
Il principio è che allinterno di ogni paese esistono autorità
di controllo sulle valute e sui mercati, sulla provenienza dei fondi
e sullaffidabilità degli operatori; non si vede perché
non ci debba essere a livello internazionale, che è ancor più
delicato per le implicazioni sociali, di convivenza civile e di criminalità
organizzata..
Daltronde il mercato è tale in quanto unautorità
ne afferma i criteri nei confronti di tutti gli operatori indistintamente
e ne tutela i diritti e le prerogative nei confronti di abusi e prevaricazioni.
In mancanza, cè solo la legge del più astuto, perché
anche i più forti, in condizioni insostenibili, abbandonano la
partita.
c) Il criterio cogente, si basa sulla disponibilità degli operatori
a riconoscerlo. Il dibattito sulla Tobin Tax e su un deposito vincolato
a garanzia, pregevole e illuminante a livello tecnico, va forse risolto
a monte, con le suddette proposte di istituire un albo internazionale
e unautorità.
Il miglior principio cogente consiste nellassunzione di responsabilità
da parte degli operatori e nella estromissione di chi non riconosce
i comuni criteri.
Il patto sociale più saldo è quello tra chi
ne riconosca per primo la validità e limportanza. Governi,
autorità e operatori dovrebbero allearsi per una responsabilità
globale in funzione di uno sviluppo più armonico ed equilibrato.
Roma,
20 marzo 2000
