Comitato
di Informazioni
ed Iniziative per
la Pace
Il
Metodo del Comin
Le
conferenze,
le tavole rotonde e i convegni richiedono un grosso impegno organizzativo
e la loro influenza sull'opinione pubblica e sul mondo del potere si
è molto ridotta, anche perché c'è una certa inflazione e la partecipazione
del pubblico è scarsa.
Perciò, dopo circa un anno dall'inizio della sua attività, il Comin
decise di concentrare la propria attività sulla preparazione di brevi
note da consegnare agli ambasciatori a Roma per i rispettivi governi.
Questa scelta ha offerto un grosso vantaggio economico, perché il Comin
non ha bisogno di strutture e il costo della sua attività è minimo.
Cimentarsi su problemi così grandi per un piccolo Comitato può sembrare
un compito sproporzionato, ma dieci anni di attività hanno confermato
la validità di alcune ipotesi sulle quali si basava all'inizio il Comitato.
La prima è la forza esplosiva e contagiosa delle idee. A chi lavora
sulle idee, può sembrare di fare un lavoro astratto e praticamente inutile,
ma Kant ammoniva che nulla è più pratico della teoria. I fatti sono
figli delle idee e gran parte dei guai nei quali si trova l'umanità
sono frutto di idee radicalmente sbagliate o quanto meno di confusione
di idee.
La seconda considerazione è che gli uomini politici e soprattutto coloro
che detengono il potere hanno poco tempo per pensare, travolti come
sono dalla loro attività snervante e dal continuo dover fronteggiare
fatti nuovi ed imprevisti.
Bisogna però riconoscere ai politici autentici la grande capacità di
captare al momento giusto le idee giuste, da qualunque parte provengano
e di tradurle in fatti. Non sempre i politici si trovano a disposizione
un entroterra pensante, perché i partiti sono più spesso fabbriche di
voti che di idee e gli intellettuali che li circondano sfornano volumi
destinati a dormire nelle biblioteche.
Queste considerazioni spiegano l'ascolto che ha avuto in questi anni
il Comin, come risulta dalle lettere di capi di stato, di governo, di
ministri degli esteri e di ambasciatori.
E' certamente impossibile per un organismo non governativo di piccole
dimensioni sperare che tutte le idee messe in circolazione si traducano
subito in fatti. Il più delle volte si tratta di semi che daranno i
loro frutti dopo alcuni anni; la via della maturazione politica è sempre
difficile e tormentata. Comunque già oggi il Comin è in grado di offrire
qualche esempio sull'attuazione pratica e a breve scadenza delle proprie
idee.
Il primo
è la martellante insistenza, con lettere al governo israeliano e colloqui
con l'ambasciatore a Roma, per la riapertura delle scuole nei territori
occupati, che erano chiuse da tre anni. In effetti le scuole sono stare
riaperte.
Il secondo
esempio riguarda sempre il Medio Oriente, ed è la richiesta, anch'essa
insistente, all'OLP di trasformare l'Intifadah da lotta delle pietre
a lotta non-violenta. Anche questo risultato si è raggiunto dopo qualche
mese.
L'ultimo
esempio sono le note comunicate a vari governi per regolamentare la
produzione e il commercio delle armi.
Gran parte delle idee elaborate dal Comin sono state adottate nella
legge italiana e il governo britannico, che ha allo studio il problema,
ha incaricato l'ambasciatore a Roma di ringraziare il Comitato per il
contributo dato.
Si potrebbero addurre anche altri esempi del genere, ma ci sembrano
sufficienti per dimostrare che il Comin non ha perso tempo lavorando
sul piano delle idee.
La più grossa
soddisfazione, infine, è venuta dall'ambasciatore di Israele, che, con
lettera del 6 ottobre 1993, ha ricordato il lavoro del Comin per il
raggiungimento della pace in Medio Oriente.
