Comitato di Informazioni ed Iniziative per la Pace

Relazione sull'attivitą dell'anno 2003 del Comin


Roma, 19 Dicembre2003

REGOLAMENTO FLUSSI VALUTARI

Scriviamo al Presidente Berlusconi, ai Ministri Frattini e Tremonti, al Presidente Prodi e al Commissario Monti rammentando i danni tremendi della speculazione, che ha portato sull'orlo del fallimento interi paesi. Il G8 ha manifestato una generale volontà politica di affrontare il problema, ma non ci sono ancora proposte concrete.
Proponiamo, per cominciare a disciplinare la finanza globale, che all'atto di ciascuna operazione ci sia l'obbligo di dichiarare il mandante ed effettuare un deposito di garanzia in misura percentuale all'operazione.


UNIONE EUROPEA

Esponiamo alle Autorità di governo e agli Ambasciatori dell'Unione Europea, all'Ambasciatore USA il nostro punto di vista sullo sviluppo dell'Unione Europea, che ha tutte le capacità di inserirsi come protagonista della politica internazionale. Non crediamo che il problema si ponga in termini di supremazia e priorità con gli USA, ma piuttosto di confronto costruttivo, a difesa dei comuni valori.
E' possibile realizzare l'obiettivo di diventare protagonista della grande politica mondiale solo gestendo insieme la sovranità. Il metodo da seguire perciò è la regola della maggioranza in politica estera.
E' anche necessario allargare lo spazio politico con azioni unitarie nelle zone di interesse comune: Mediterraneo, Europa Orientale, America Latina, Africa. Si deve proporre l'obiettivo di un seggio unico nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Infine, i membri dell'Unione Europea dovrebbero accorpare le quote di cui dispongono nel Fondo Monetario Internazionale e nella Banca Mondiale, per diventare così azionisti di maggioranza.


AMERICA LATINA

Suggeriamo una crescente presenza dell'Unione Europea, per rimuovere gli ostacoli socio-politici e superare l'attuale crisi, che non è solo economica, ma politica e morale. E' questo il momento per l'Unione di allargare il suo spazio politico nell'America Latina, cominciando dalla crisi argentina.
Partecipiamo al convegno di Milano sull'America Latina, presentando una nostra nota.


MEDIO ORIENTE

Protestiamo con l'Ambasciatore di Israele per la chiusura delle università nei territori occupati, che è un danno non solo per il Medio Oriente, ma per l'umanità. Auspichiamo un ripensamento del governo e abbiamo su tale tema un incontro con l'Ambasciatore a Roma.
Inviamo al Delegato di Palestina copia della lettera che scrivemmo al Presidente Arafat, a suo tempo, invitando di passare dalla protesta violenta a quella non violenta e ricordiamo che all'epoca Arafat seguì il nostro consiglio.
Su richiesta dell'Ambasciatore d'Israele a Roma segnaliamo all'Unione Europea che i libri delle scuole palestinesi sono infarciti di odio e violenza contro gli ebrei e questi libri sono finanziati dall'Unione. Il Presidente Prodi risponde subito precisando che questo è vero per il passato, ma attualmente, in base a nuovi accordi, i testi sono stati modificati.
L'Ambasciatore di Israele riconosce che i nuovi libri per gli studenti in Palestina costituiscono un miglioramento, però il problema rimane perché anche se nei nuovi libri si evitano espressioni di antisemitismo, Israele non viene mai menzionata, come se non esistesse. Inoltre i nuovi libri sono stati introdotti nel 2000 e purtroppo generazioni di giovani palestinesi sono già irrimediabilmente cresciute con l'incitamento alla violenza. L'Ambasciatore ci chiede di continuare ad interessarci del problema.
Proponiamo all'Unione Europea e al governo italiano la creazione di un Istituto di studi di scienze politiche e amministrative, aperte al 50% a studenti israeliani e palestinesi. L'Istituto dovrebbe essere dotato di un centro di studi storici sulla collaborazione fra i popoli del Mediterraneo.
Ci rallegriamo vivamente per l'istituzione del "quartetto" per il Medio Oriente che affianca agli USA l'Unione Europea, l'ONU e la Russia. Sollecitiamo però una presenza costante e autorevole alle trattative in corso.
Proponiamo a due giornali di Israele e Palestina di farsi promotori di una manifestazione dei due popoli per la pace a Gerusalemme. Altrettanto cerchiamo di fare a Roma.
Scriviamo ai Primi Ministri di Israele e di Palestina che la vera divisione non è tra Israeliani e Palestinesi, ma tra uomini di pace e uomini violenti. I primi sono la maggioranza e i secondi propongono mezzi che non hanno sbocco positivo, ma instaurano una spirale di violenza senza fine.


AFRICA

Suggeriamo la costituzione di un Comitato informale, sotto l'egida dell'ONU; tra l'Unione Europea, l'Unione Africana, il Canada, la Norvegia e il Giappone.
Si dovrebbe disporre di una forza di pace interafricana, coordinata dall'Unione Africana, in collaborazione con l'Unione Europea, ben addestrata, eventualmente con la consulenza della NATO.
L'obiettivo prioritario di un piano di aiuti dovrebbe provvedere all'educazione dei giovani e alla loro formazione professionale, nonché alla formazione di piccole industrie, eventualmente collegate con quelle europee. Gli aiuti dovrebbero essere diretti alle famiglie (microcrediti) e alle realtà locali (villaggi e tribù) e mirati alla selezione di progetti con gli opportuni controlli.
Chiediamo alle Autorità di governo che l'Italia proponga all'Unione Europea una comune azione presso l'ONU, per stabilire il divieto di esportazione delle armi nel continente africano.


IRAQ

Il 15 febbraio 2003 -alla vigilia della guerra- abbiamo avuto un lungo incontro con il vice presidente Tareq Aziz, al quale diciamo che a questo punto per evitare il conflitto occorre soltanto un gesto clamoroso, che potrebbero essere le dimissioni di Saddam.

MINE

Proponiamo alla Croce Rossa Internazionale, al Ministro Moratti e all'Ambasciatore degli Stati Uniti l'istituzione di un premio internazionale per lo sminamento.
Occorre trovare nuovi sistemi, altrimenti si rischia, con i vecchi metodi, di allungare nei secoli il lavoro di sminamento.


ALBANIA

Patrociniamo la creazione di un Istituto per la collaborazione italo-albanese, che ottiene ampi e qualificati consensi, tra i quali quello dei due Ambasciatori albanesi a Roma e quello del nostro Ambasciatore a Tirana.


ARGENTINA

Proponiamo ai nostri amici argentini e all'Ambasciatore di Argentina presso la Santa Sede la creazione di gruppi di cittadini che si riuniscano periodicamente per tenere sotto controllo i politici, collegandosi con altri gruppi del genere. Essi dovrebbero indicare alle elezioni i candidati più onesti e preparati e promuovere iniziative di legge.
I nostri amici ci comunicano che è stato creato un gruppo sul modello di quello da noi proposto.


MINORANZE

Riproponiamo alle Autorità di governo italiane e a quelle dell'unione Europea la Carta delle Minoranze da noi predisposta nel 1998 e tuttora attuale.


LIBANO

Auspichiamo che non si dimentichi l'anomala situazione del Libano, il solo paese occupato da truppe straniere.

CURDI

L'Europa, che è un grande esempio di convivenza civile, può svolgere un'azione importante per la questione curda, proponendo al nuovo governo federale iracheno e alla Turchia di prendere a modello lo statuto della regione autonoma dell'Alto Adige.


LIBIA

Appoggiamo l'azione di David Gerbi per un ravvicinamento tra il mondo arabo e quello europeo e in particolare tra la Libia e l'Europa.


REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

Proponiamo che l'Unione Europea metta a disposizione dell'ONU una forza militare idonea con la duplice funzione di assicurare il rispetto delle clausole del Trattato e addestrare una forza militare locale. Questa idea ha avuto poi attuazione.
Ci rallegriamo per l'invio di truppe dell'U.E. nella Repubblica del Congo, anche perché afferma in concreto l'autonomia e la forza comunitaria europea ed avvia una nuova forma di collaborazione, anche sul piano militare, con il popolo africano.
Abbiamo una riunione con due esponenti dell'opposizione della Repubblica Democratica del Congo che vivono a Roma.
Scriviamo al Ministro degli Esteri Italiano e all'Ambasciatore del Sud Africa, lamentando che nella recente formazione del governo non è stato rispettato l'accordo, nel senso che nessuno dei vice-presidenti nominati rappresenta effettivamente i partiti di opposizione non violenta.
L'Ambasciatore del Sud Africa risponde precisando che la presenza di un'opposizione è stata rispettata, ma, dopo aver parlato con i nostri amici congolesi, ribattiamo che, in realtà, gli accordi non sono stati rispettati.


ONU

Proponiamo un'energica cura dimagrante, rivolta a diminuire i costi e rendere l'organizzazione più agile ed efficiente. Chiediamo la riforma del Consiglio di Sicurezza, abolendo l'assurdo privilegio degli stati vincitori di una guerra remota, che sono membri permanenti con un antidemocratico diritto di veto. Auspichiamo che si stabilisca il voto ponderale, con riferimento alla popolazione e che l'ONU disponga di una forza militare efficiente e capace non solo di mantenere, ma di imporre la pace. Gli stati membri capaci di farlo dovrebbero mettere a disposizione dell'ONU una forza militare addestrata al particolare incarico e disponibile nel giro di pochi giorni.


MEDITERRANEO

In vista del convegno sul Mediterraneo, mettiamo a disposizione del Ministero degli Esteri due nostre note del 1997, frutto di un anno di lavoro, che ci sembrano ancora attuali.

SOMALIA

Scriviamo al Presidente della Repubblica, al Ministro degli Esteri italiano e al Segretario dell'ONU, presentando la nostra proposta per la Somalia, basata sullo scetticismo circa la trattativa in Kenya. Si può sperare che i signori della guerra sottoscrivano un trattato di pace, rinunciando al loro mestiere? Se lo faranno, sapranno rispettarlo? Infine, questi personaggi sono capaci di costruire un'autentica democrazia?
Il 3 luglio partecipiamo al convegno organizzato dal Forum Italia-Somalia, formulando la nostra proposta, basata sulla formazione di un governo in esilio e su una forza somala addestrata per disarmare i signori della guerra.